Posted by: christiandenicolo | 09/08/2010

Come mi preparo fisicamente per una spedizione

L’ALLENAMENTO
Molte persone spesso mi chiedono:”Ma tu come ti prepari per una spedizione?”
Credo che ogni atleta abbia i suoi segreti e modi per allenarsi. Non penso ci sia una regola o un sistema universale uguale per tutti che ti dica “si fa così!” Io ad esempio avendo la fortuna di abitare in montagna e avendo la “palestra naturale” fuori casa, cerco in inverno di fare tantissime salite con gli sci da scialpinismo e pelli di foca, compensando qualche volta le salite utilizzando bottiglie di plastica da 1,5lt che riempio di acqua, me ne carico di solito 8-9 nello zaino e affronto salite lungo le piste di sci. La lunghezza ed il ripido lo scelgo in base a come mi sento quel giorno. Una volta raggiunto il posto che mi ero prefissato, scarico l’ acqua e riscendo con gli sci evitando cosi di daneggiare schiena e ginocchia portando pesi inutili.

Altro sistema di allenamento invernale: fare più gite di scialpinismo possibili che ti danno la possibilità di salire delle bellissime cime godendoti dei panormai davvero mozzafiato e poi con i dislivelli di salita che si aggirano spesso tra i 1500 ai 1900mt integro allo stesso tempo ciò che fa bene a quando si sale in alta quota.

Anche le salite sulle cascate di ghiaccio sono parte integrante d’allenamento perché, a parte l’allenamento tecnico-fisico, c’è anche la componente dell’ultilizzo dei ramponi e picozze in modo apropriato… e più si va, meglio è!,  perché si acquisisce quella giusta sensibilità e dimestichezza con l’uso di quei mezzi meccanici che ti servono durante le diverse salite e allo stesso modo più esperienza si fa, più sicuro ti senti!!

In estate invece mi piace correre in montagna perciò qui ho svariate possibilità, dai sentieri alle piste da sci, ai ghiaioni. Cerco di fare salite solo di corsa o a volte di “misto”: corsa e uso di bastoncini nei punti più ripidi. Quando salgo le piste da sci e c’è poi la possibilità di ridiscendere con un impianto a fune…. beh non ci penso due volte a prenderlo! Prima non mi sarebbe mai venuto in mente di fare una cosa del genere, ma ho avuto il piacere di allenarmi qualche volta facendo dei giri a piedi con delle mie amiche come Karin Moroder o Antonella Confortola che fanno parte della nazionale di sci di fondo, e loro mi hanno sempre detto che è meglio tirare fuori tutte le forze ed energie nella salita e che, se c’è poi un impianto per scendere, tanto meglio così ti risparmi le ginocchia. Ed è vero!! ….

Ed è grazie anche all’Antonella che ho scoperto la passione per la corsa in montagna; è stata lei che essendo una grande campionessa di questa specialità come anche suo marito Jonathan Wyatt, che mi ha coinvolto in questa disciplina sportiva e trascinato a fare anche delle gare. Ho partecipato alla SKYRACE che parte da Canazei, raggiunge il Piz Boe’ e scende dalla Val Lasties a Canazei, ho fatto un paio di volte l’EXTREME MARATHON della Val Gardena, il VERTICAL KILOMETER a Predazzo, il SCHLERNHEXENLAUF da Fie al Rif. Bolzanno sullo Sciliar ed in inverno alcune gare di scialpinismo come la PIZOLADA, il GIRO del BRENTA e altre cose di minor importanza. Quando invece ne avevo voglia, partivo anche da Selva con gli sci da alpinismo e andavo fin in punta alla Marmolada o al Lagazuoi.

In estate, essendo alpinista ed arrampicando tanto e volentieri per tenermi in forma, oltre a correre cerco di fare molto arrampicata sportiva e ogni tanto integro con un po’ di pesi e trazioni sulla porta d’ufficio del mio hotel (quando non ci sono clienti che mi vedono). Tutto questo insieme di sforzi e fatiche crea alla fine quella giusta combinazione e dose di allenamento che servirà poi per affrontare una spedizione.

Quando avevo iniziato ad andare le prima volte in Sud America ricordo che per allenarmi al freddo ogni tanto andavo a correre nella neve scalzo; facevo la passeggiata dietro casa un paio di volte sù e giù, così per abituare i piedi alle basse temperature. Era una cosa che avevo imparato e provato a fare dopo aver letto un libro di Reinhold Messner in cui lui raccontava dei suoi sistemi di preparazione alle sue scalate in Himalaya! In inverno quando c’erano delle giornate fredde con temperature da  -10 gradi in giù, dormivo spesso sul balcone proprio per prepararmi psicologicamente e fisicamente al freddo e testare anche i materiali cercando di capire se erano adeguati per quello che poi mi sarebbero serviti.

Nel 2006 che è stato un inverno particolarmente freddo qui in Val Gardena con punte che hanno raggiunto anche i -22 gradi;  ricordo che prima di partire per la cima del PUMORI di 7200mt in Nepal situato vicino all’Everest, avevo dormito ben 20 volte sul balcone di casa per abituarmi al freddo ed il sacco a pelo che mi ero comprato per quella occasione era eccezionale!

PAURE
Paura vera e propria non ne ho mai avuta ne prima e ne durante le mie salite. Esiste quella fase prima della partenza in cui ti poni mille domande del tipo: come saranno le condizioni della montagna? Ci sarà neve, ghiaccio? I crepacci saranno aperti o chiusi?  C’è sempre l’incognita del tempo che poi è una componente che determina in gran parte la riuscita della spedizione Si spera che non faccia mai troppo freddo, che non nevichi altrimenti c’è anche il rischio di valanghe, e le temperature, meglio sempre un po’ più freddo che troppo caldo per evitare il crollo dei ponti di neve o seracchi. Speri che nessuno stia male o che si faccia male.. . È uno stress psicologico molto forte per tutti che si cerca di mantenere al limite.
Finché sei a casa e non vedi, non puoi sapere. Però una volta giunti sul posto si riescono a fare valutazioni più precise e automaticamente si hanno le idee più chiare.

Quando invece affronto vie alpinistiche in roccia di una certo grado di difficoltà, beh lì spesso faccio fatica a dormire la notte. Non è che ho paura per quello che andrò a scalare, altrimenti sarei un pazzo, ma mi riguardo la relazione e la foto della via tante volte e studio ogni passaggio e difficoltà. È una forma di concentrazione “pre scalata” che crea sempre un po’ di tensione, ma che poi quando sei lì sul posto e nel momento che tocchi la roccia con le mani per affrontare la prima lunghezza di corda, sparisce in un attimo perché entri in una dimensione che ti allontana da tutto ciò che ti circonda… e rimani lì solo tu e la montagna, diventi parte di essa ed una cosa unica. Lì non hai più tempo di pensare, lì inizi a concentrarti e dimentichi ogni cosa. Durante le mie scalate è capitato che ci sia stato qualche momento dove c’è stato qualche passaggio difficile che mi ha fatto esitare un attimo, sudare e stringere i denti, ma non la chiamerei”paura”, anche perché cerco sempre di scegliermi itinerari alla mia portata e legati alle mie capacità. La paura secondo me può solo venire quando affronti salite che vanno al di là dei tuoi limiti e quando inizi a perdere il controllo della situazione. Certo che una componente di rischio in un’attività come l’alpinismo ed altri sport estremi, c’è sempre, non possiamo negarlo o nasconderlo, ma credo che stia a noi cercare di tenere questa percentuale di rischio al minimo.Quello che poi e’ fondamentale per me durante la mia attivita alpinistica e’ sicuramente la scelta dei compagni. Ho arrampicato con tanti amici, ho accompagnato miei compagni di scuola a fare ferrate e qualche scalata ma le cose difficili, quelle piu impegnative beh quelle le affronto solo con pochi che si contano sulle dita di una mano.Nelle vie difficilei ci si alterna sempre durante la scalata ed e’ fondamentale avere un ottimo compagno, una persona di cui puoi fidarti cecamente e senza ombra di dubbio.E’ anche bello perche questo crea una simbiosi tra te ed il tuo compagno che se anche dovessi trovarti in una difficolta’ sai che li con te ce sempre un amico forte ed ingamba di cui ti puoi fidare cecamente.Ho imparato ad arrampicare con amici bravissimi dai quali ho appresso tecniche e segreti che mi hanno fatto maturae nel tempo e diventare cio che sono ora. Quando mi chiedeono…”ma lei non ha paura”??  a volte non riesco a spiegare esattamente questa cosa ….e’ difficile per me definire il concetto di “paura”…..per me e’ piu che altro come un istinto che ti aiuta a sopravvivere…..tu sai che sei allenato bene hai una gran preparazione alle spalle fatta da tanti allenamenti ed esperienze accumulate negli anni e sai che affrontando certe salite di una certa difficolta’ il rischio che possa accadere qualcosa ce sempre.Pero’ e proprio questo istinto che io definisco di “sopravvivenza” che ti aiuta a diminuire quello che vien chiamato “fattore rischio”.Mi e’ capitato un paio di volte di attaccare una via in roccia e dopo i primi due-tre metri di non esserci con la testa.Fisicamente la forza c’ era ma la testa era assente e ho deciso di scendere ed abbandonare la cosa.Un’ altra volta ero all’ attacco di una via che volevo fare nella zona del Passo Gardena ho guardato su e ho sentito un qualcosa dentro di me come se mi avesse voluto dire” non salire” ….e difatti ….me ne sono andato a casa. Sono poi ritornato qualche settimana dopo ed e’ andato tutto bene. Certo che rinunciare non e’  facile ma a volte devi ascoltarti dentro!!! Nel 2006 al Pumori in Nepal dopo l’ incidente dove erano morti 4 Sherpa me ne sono tornato a casa che ero mentalmente distrutto, in Peru nel 2008 non ero riuscito a fare l’ Alpamajo per troppa neve, al Mt Bianco ci ho dovuto tornare 3 volte prima di salirlo.Un giorno col mio amico Gustav volevamo affrontare la via “Rossi-Schober” alla prima torre del Sella, sapevamo che il tempo sarebbe cambiato nel pomeriggio.Partiti da Selva, lasciato la macchina al Passo Sella in 15 minuti eravamo all’ attacco della via. Il cielo verso la Marmolada era buio e da lontano avevamo sentito un tuono…In quel momento senza esserci detto nulla, ci siamo solo guardati negli occhi ,ci siamo girati e siam ritornati alla macchina. Non era PAURA, ma era la ragione che ci ha fatto capire che quello era il momento di andarsene di la. La montagna e’ cosi, se fosse sempre bel tempo sarebbe tutto troppo facile…..cosi invece imapri a conoscerla e conoscendola impari a conoscere meglio anche te stesso per cui quella che tanti definiscono “paura” io la definirei piu come un “istinto di sopravvivenza”, un qualcosa che noi abbiamo dentro e che ci aiuta in determinate scelte ed a sopravvivere.


Responses

  1. La tua filosofia nell’allenamento mi piace. In bocca al lupo per le tue avventure!

  2. Quale è il libro di Messner? Grazie

    • ciao Alessandro….scrivimi a questa mail wildwolf1968@yahoo.com cosi posso risponderti meglio ciao Christian


Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

Categories

%d bloggers like this: