Posted by: christiandenicolo | 03/08/2011

Ricordando gli amici Karl Unterkircher e Walter Nones

È molto difficile per me parlare di Karl e Walter. Tutti e due sono stati due cari amici che purtroppo hanno perso la loro vita troppo presto in montagna. La cosa che consola ‘forse’ di più è che almeno se ne sono andati  inseguendo i loro sogni, vivendo la montagna in modo pulito ed intenso, un modo di andare in montagna fatto di tanta passione, fatiche, dedizione, duri allenamenti e lunghi periodi di preparazione fisica e che miglior palestra non poteva essere che qui davanti le porte di casa nostra sia per le grandi arrampicate, salite in ghiaccio e con gli sci da alpinismo.

Walter Nones e Karl Unterkircher (s.d.)

Io ho avuto la fortuna di conoscere Karl Unterkircher a Corvara durante il servizio militare. Lui era istruttore militare presso il 4 regimento Paracadutisti Monte Cervino. Karl è nato a Selva il 27 agosto 1970, aveva iniziato da prima a lavorare come meccanico qui in paese, poi aveva cambiato lavoro lavorando sul pantografo intagliando statue in legno. Col passare degli anni la sua passione per la montagna era diventata sempre pù grande al punto tale che nel 1997 superò anche l’esame da guida.

I miei ricordi su Karl sono infiniti. Ricordo la prima arrampicata in roccia con lui, era nel gruppo del Catinaccio dove in giornata sotto nuvole minacciose avevamo fatto l’attraversata delle 3 Torri del Vajolet. Per me era stata una giornata un po’ stressante perché avevo sempre paura che arrivasse il temporale da un momento all’altro, cosa che poi… è accaduta proprio quando avevamo terminato l’ultima doppia scendendo dalla Torre Winkler. Ricordo di quei fulmini così potenti che facevamo salti come stambecchi dallo spavento ma noi ancora piu veloci dei fulmini eravamo scesi dalla base della cima al Rifugio Vajolet a tempo record.
La via più impegnativa con Karl è stata sicuramente la via “Ezio Polo” di 6+ di Aste sulla sud della Marmolada. Partiti alle 3 di mattina da Selva eravamo andati in macchina fino a Malga Ciapela, da lì 2 ore di cammino alla parte e poi ricordo solo che eravamo usciti dalla via alle 19.00 di sera. La funivia era chiusa perciò bisognava calarsi giù per il ghiacciaio e una volta arrivati alla base del ghiacciaio avanti a piedi al campeggio di Malga Ciapela. Saranno state le 23.00. Avevamo una fame da lupi, arrivati a Canazei avevamo trovato una pizzeria che per fortuna ci aveva fatto ancora due pizze in extremis. Quella notte lì ero talmente stanco che non ero neppure riuscito a dormire.

Con Karl ho aperto anche due vie in Vallunga, una prima ascensione sulla cascata di ghiaccio Dragon nel gruppo del Sella. Ricordo i tanti soccorsi in montagna ed anche la notte del mio incidente sulla 3a torre del Sella dove, dopo avere recuperato 2 alpinisti belgi, mi ero rotto la tibia e ho dovuto bivaccare in cima alla torre e Karl era rimasto lì con me tutta la notte finché non era arrivato l’elicottero a portarci via. Quella notte non abbiamo chiuso occhio, solo parlato di arrampicate e mille altre cose e da lassú avevo visto per la prima volta un’alba stupenda su Sassolungo e dintorni.

Di Karl si è scritto anche un libro “ L’ultimo abbraccio della montagna” con i racconti della moglie Silke, dei suoi amici e accenni sulle scalate e momenti più belli che Karl aveva vissuto. La frase che più mi colpi fu quella citata nel suo diario: “Siamo nati ed un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita.” Con Karl durante i nostri allenamenti si parlava  anche della morte. Lui mi diceva che se gli fosse accaduto qualcosa avrebbe voluto rimanere lì sulla montagna perché lì era andato e lì doveva rimanere. Sembrano cose pazzesche ma chi come noi fa alpinismo o affronta spedizione di certi livelli, capisce benissimo di ciò che parliamo. Purtroppo nel 2008 il 15 luglio appresi la notizia della sua morte avvenuta sulla parete Rakiot al Nanga Parbat. Fu un colpo duro che mi lasciò la testa vuota per molto tempo. Non riuscivo ad accettare che un grande amico come lui fosse morto, una “climbing machine” come lui, considerato da altri grandi alpinisti quali Messner, Simone Moro e Kurt Dimberger il migliore alpinista del momento.

Il giorno prima di partire per il Nanga Parbat avevo invitato Karl a bere un caffe nel mio appartamento. Lo vedevo molto nervoso e non rilassato come al solito e anche il saluto era stato molto inusuale. Certo mi manca molto come amico e come persona…avrei voluto passare piu tempo con lui, sfruttare di piu i suoi consigli per quanto riguarda le salite in alta quota visto che fra meno di un mese partiro per il mio primo 8000mt. E’ stata una bella amicizia e spero che da lassu mi aiuti quando dovro io iniziare a salire verso il Cho Oyu.

L’altro caro amico era Walter Nones.
Non lo conoscevo bene come Karl ma ricordo di averlo incontrato per la prima volta ad una gara di sci alpinismo a Passo San Pellegrino per la Pizzolada. Magro, un bel sorriso da simpaticone e sempre molto traquillo e modesto. Faceva bellissime gare, ma mai che si montasse la testa. In paese qui a Selva se ci incontravamo per caso si andava sempre a bere qualcosina insieme e gli argomenti non erano mai di lavoro o donne, ma rigorosamente  di montagna, spedizioni e progetti.

[A questo punto fatemi aprire una parentesi: con Karl invece si parlava spesso anche delle mie morose. Lui si divertiva talmente tanto ad ascoltare le mie storie pazze che quando un giorno saliva una via di arrampicata sportiva di 6c per allenamento, ad un certo punto gli raccontai una cosa talmente bestiale che dal ridere non riuscù piu a tenersi e volò per 4mt in corda; mi disse: ‘Tu sei troppo pazzo, Christian, con te non posso allenarmi a sta maniera….!’ e continuava a ridere. E chiudo la parentesi.]

Con Walter, che era guida alpina e istruttore scelto militare presso il Centro Addestramento Alpino Carabinieri della Vallunga, si parlava tanto di salite fatte nelle Alpi e all’estero, di progetti di nuove spedizioni e anche gare di sci alpinismo. Nel 2010 a maggio ero stato al McKinley in Alaska e ad agosto Walter mi telefonò per chiedermi se avessi voglia di andare al Cho Oyu insieme a lui. Purtroppo dovetti desistere dall’idea, primo per i soldi che non avevo e poi mi mancava il tempo per allenarmi bene. Andare via con lui che aveva salito il K2 sarebbe stato un onore ed un’esperienza unica, ma purtroppo ho dovuto rinunciare.Vidi Walter a Selva il giorno prima che partisse e mi disse: “Eh, sarebbe stato bello averti nel gruppo perché mi avresti potuto dare una mano!” È stata una bella cosa ciò che mi aveva detto, mi sentivo molto orgoglioso di una cosa detta da lui.

La moglie di Walter, Manuela, mi ha chiesto se ora, prima della nostra partenza per il Nepal per tentare il Cho Oyu, potessi portare una targa che ricorda Walter. Walter morì l’8 ottobre 2010 proprio al Cho Oyu dove con Manuel Nocker e Giovanni Macaluso era in procinto di tentare di aprire una via nuova sulla parete sud. Alla domanda di Manuela ho subito detto di sì, anche se, a dire la verità, è una cosa che non avrei mai voluto fare. Così quando saremmo al campo base del Cho Oyu cercheremo un bel posto dove poter porre la targa e con una piccola cerimonia religiosa ricorderemo il nostro amico scomparso.

Forse del mio blog è stato questo il post meno bello e piu triste che ho scritto, ma era una cosa che sentivo dentro un pensiero che prima o poi avrei voluto scrivere per rendere omaggio a due grandi alpinisti e amici come loro due.

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Se qualcuno avesse voglia di leggersi qualche libro che racconta della loro avventura al Nanga Parbat, è “L’ultimo abbraccio alla montagna” scritto con i ricordi della moglie Silke ed amici e “È la montagna che chiama” scritto dai compagni di spedizione di Karl Unterkircher Walter Nones e Simon Kehrer.


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