Posted by: christiandenicolo | 22/10/2011

A casa, riflettendo.

Siamo tornati a casa qualche giorno fa e fa veramente piacere vedere quanta gente, amici e conoscenti abbiano seguito la nostra scalata durante queste sei settimane. Tanti ti fermano, ti danno la mano e ti chiedono: “Come stai? Com’è andata?” Ti chiedono delle tue impressioni ed esperienze fatte al Cho Oyu e le frasi più comuni sono “Ben tornati!” e “L’importante è che siete tornati sani e salvi!”.

Confesso che non mi sono mai sentito in pericolo nonostante sia nevicato, ci siano state slavine o siano capitati svariati incidenti. Non ho mai avuto la sensazione ne di paura o l’ impressione che il Cho Oyu sia tecnicamente così difficile che non si potesse salire. Il problema più grande secondo me è solo l’altezza che va dai 7000mt agli 8000mt, perché cambia la respirazione, sei molto più lento e con meno ossigeno nel sangue sei più a rischio per congelamenti. Gli sforzi sono comunque molto, molto grandi ed anche il tempo influisce tantissimo sull’impresa.

Gli ultimi giorni, specialmente quello al campo 2 a 7100mt, mi hanno fatto capire quanto duro possa essere salire una cima di 8000mt con condizioni proibitive ed avverse. Essere a 7000mt con -30 gradi e -16 in tenda non è una cosa piacevole e neppure da prendere alla leggera. Il giorno che da campo1 salivamo al campo2 abbiamo incrociato gente che scendeva verso il campo base e ci diceva: “Very cold, very stormy and windy!”, c’era chi aveva riportato dei congelamenti seri alle mani, al naso e ai piedi. Con Roland di notte a 7100mt in tenda ci si svegliava a vicenda per bere del tè e mantenere così il nostro corpo sempre caldo nonostante fossimo dentro il sacco a pelo con calzamaglia, pantaloni in piumino, maglioni, berretto e giacca a vento! Dissi a Roland: “Secondo me, qui, se non vogliamo rischiare congelamenti, la cosa più giusta da fare è quella che domani scendiamo e rinunciamo”.

Troppo vento al Cho Oyu...

... e tanta neve.

Prendere questa decisione, dopo tanti allenamenti, sacrifici, soldi risparmiati, la voglia di tentare il tuo primo 8000mt, ecc., non è stato facile.C’e’ stato un momento che mi sembrava di sdoppiarmi, cera un Christian che voleva salire provare la cima e che aveva una terribile voglia di salire sempre piu su e c’e’ stato un Christian che ha fatto lavorare il cervello capendo che era decisamente piu intelligente scendere per non rovinarsi magari la salute rischiando danni che potrebbero anche essere irriversibili.E’ stata una lotta tra due io, un momento dove mi frullavano mille domande e pensieri nella testa ma per fortuna alla fine ha prevalso la ragione del Christian che ha capito quando il gioco non valga la candela. piu volte mi chiedevo ” cosa è più importante, rischiare di perdere le dita di una mano o di un piede per la cima di una montagna o portare a casa la pelle e poi magari riprovare una nuova esperienza in futuro?” Rinunciare e dire ok tornaiamo indietro non e’ mai facile pero capita spesso che alpinisti che non sono riusciti a prendere la decisione giusta nel momento critico non sono piu tornati indietro ….e poi mi chiedo anche spesso chissa se il vento fosse stato magari un po meno forte sarei arrivato fino in cima?? fino dove sarei arrivato???? magari arrivo su ma poi come sarebbe stato il ritorno dalla cima??? ah avevo mille domande dentro la mia testa ma ora come ora credo che abbiamo deciso per la cosa piu giusta: scendere!!.

Ora che sono a casa che sono più tranquillo, rifletto molto su come sono andate le cose. Certo, il non essere riuscito ad arrivare in cima mi rattrista e fa anche male dentro, ma poi alla fine penso che eravamo anche dei “novellini” per quando riguarda l’esperienza ad un 8000mt. Se alla fine tiriamo le somme, devo dire che è stata comunque una bellissima esperienza. È stato bello perché abbiamo incontrato grandi personaggi di questo “nuovo mondo” come il giapponese Hiro che con il Cho Oyu ha raggiunto il suo tredicesimo 8000mt, gli spagnoli Nacho e Ferran la Torre, che hanno già sette 8000mt al loro attivo e con i quali ci si incontrava spesso, sia da noi in tenda che da loro. Si beveva e mangiava ogni tanto insieme e ci hanno aiutato a capire meglio cosa significhi salire un 8000mt.

Juanito Oiarzabal, che sta tentando per la seconda volta tutti i quattordici 8000mt anche lui, come Silvio Mondinelli, incontrati a Kathmandu, ci hanno dato consigli molto importanti e credo che Juanito, dicendoci dove posizionare a campo1 le tende, forse ci ha evitato di fare la fine che ha fatto un tedesco, morto in tenda, travolto da una slavina di neve.

Ci sono stati diversi incidenti e abbiamo visto al campo base anche diversi alpinisti che in spedizioni precedenti hanno perso dita di mani o piedi e che ci hanno fatto riflettere parecchio sui pericoli e gravi conseguenze a cui si può andare incontro su montagne grandi e alte come queste. Se su un 8000mt ti fai male, ho capito che molto difficilmente qualcuno ti aiuta. Lo sfortunato spagnolo che abbiamo aiutato a scendere, ha rischiato davvero grosso ed è veramente un miracolo se è ancora vivo. Caduto per 400mt sopra campo3 da un’altezza di 7300mt, di cui non si conosce la dinamica, è stato trovato per miracolo da un altro alpinista che passava vicino a lui per caso. Questo subito ha dato allarme e così è stato portato subito in tenda; hanno cercato di sistemarlo al meglio perché era pieno di sangue e nella caduta violenta aveva perso addirittura zaino e imbragatura. Durante la fase di discesa 40 alpinisti ci sono passati vicini, vedevano che stavamo aiutando qualcuno a scendere ma nessuno di questi 40 ha chiesto: “Serve aiuto?”. A quelle quote sei esposto a sforzi e fatiche talmente grandi che nessuno ha voglia di fare fatiche in più per qualcun’ altro, figuriamoci poi per aiutare qualcuno che non si conosce neppure. C’è tanto egoismo e menefreghismo, tanta indifferenza e concorrenza.

Concludendo posso dire che per me è  stata una grandissima esperienza di vita provare a salire una montagna da 8000mt. È stato bello condividere queste sei settimane con i miei amici Willi, Roland, Klaus, Walter e Martin. È stato bello avere conosciuto grandi personaggi e chissà che in futuro non ci sia un’altra occasione per ritentare un 8000mt.

Io vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato facendomi da sponsor, ringrazio tutti coloro che ci hanno seguito da casa appasionatamente per tutte le sei settimane, grazie a tutti coloro che ci hanno scritto messaggi sul blog durante queste sei settimane…. e mi scuso se a qualcuno abbiamo creato un po’ di stress ed ansie. ;-) E vorrei ringraziare la mia amica Ingrid per l’aiuto con questo blog.
Un saluto da parte mia e dei miei compagni di spedizione.
Christian


Responses

  1. Ciao Cristian.
    Grazie per tutto quello che hai scritto. Ho letto nelle tue parole tanta emozione, tanta verità. Ho anche letto cose che, sinceramente, non immaginavo si potessero trovare in queste esperienze (quando parli del menefreghismo di molti, ad esempio). Forse è questo che fa la differenza: Voi avete prestato aiuto ad una persona che neanche conoscevate, ed è anche questo che Vi fa grandi. L”ottomila può aspettare, la vostra vera vetta l’avete già raggiunta: intelligenza, grande altruismo, discernimento, passione.
    Complimenti e grandissimo rispetto per te ed i tuoi compagni d’avventura.
    Un abbraccio e a presto!
    Luca

  2. Bentornato a casa caro Christian.Abbiamo seguito la sua grande avventura
    ed abbiamo tifato per lei ed i suoi compagni.Possiamo capire la sua amarezza per non essere riuscito a raggiungere la vetta dei suoi primi 8000
    ma, l’importante è riuscire,volendo, programmare le sue prossime vette.
    La decisione presa, alla luce di quanto successo ad altri, è stata una sua grande vittoria; complimenti!
    Tanti saluti.
    Giancarlo e Vanda Pugni

  3. Ho avuto i brividi leggendo le tue parole, Christian !!!


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