Posted by: christiandenicolo | 24/07/2012

Un incontro speciale……Phurba Tenzing Sherpa

Nel 2006 con gli amici fassani Luciano Dallemule e Ivan Vian mi ero recato in Nepal per tentare la cima del Pumori, una bellissima piramide bianca di 7200mt che si trova nella valle del Solu Khumbu diffronte al Kalapathar con campo base a 5300mt poco lontano da quello dell’ Everest. In quel periodo al campo base del Pumori cerano solo 4 spedizioni. Una del Summit Club tedesco, una di giapponesi, la nostra e quella austriaca dell’  amico Josef Einwaller di Innsbruck. Ogni gruppo aveva un “climbing Sherpa” che ci avrebbero aiutato nella progressione durante il periodo di scalata, nella sistemazione dei campi alti e nel fissaggio delle corde. Il tempo durante le settimane di permanenza tra campo base e campo 1 posto a 6100mt  non era male. Belle giornate soleggiate,calde e spesso con forte vento in quota e nevischio, cosa assolutamente normale per l’ Himalaya. Cio’ che invece preoccupava di piu tutti gli alpinisti, erano le copiose nevicate che vi erano state durante il periodo monsonico. Tutte le cime erano estremamente bianche. Ovunque si guardasse c’ erano grandi quantita’ di neve, dall’ Everest al Pumori all’ Ama Dablam, Kantegri, Loubuchepeak….tutto era ricoperto da una coltre bianca che era davvero impressionante. Ricordo che a Namche  Bazar tra gli alpinisti si chiacchierava della troppa neve sulle cime, della preoccupazione per il forte pericolo valanghe, e che non sarebbe stato facile in questa stagione fare le vette. Difatti in quella stagione del 2006 ci furono molte valanghe e tantissimi incidenti con piu di 16 morti e quasi tutte le spedizioni su tutte le vette himalaiane dovettero ritirarsi senza successo. Io comunqueo dentro di me pensavo ..”Son qui da  3 settimane, c’ e’ ancora molto tempo prima dei primi tentativi alla vetta , andiamo prima a vedere e poi decidiamo il da farsi. Dopo un trekking di avvicinamento di 13 giorni eravamo finalmente giunti al campo base del Pumori. Era davvero stupendo l’ ambiente di dove ci trovavamo,montagne altre tra i 6000-7000 e 8ooomt come l’ Everest e Lohtse oppure il Nuptse che poi mi sono visto ogni giorno per 6 settimane!! Potrei ancora oggi fare un disegno ad occhi chiusi di queste montagne. Avevo gia fatto esperienza di trekking in Nepal col giro dell’ Annapurna e in un secondo tempo facendo i laghi del Gokio con Cho La pass, Kalapathar e ritorno per la valle del Khumbu verso Lukla. Bellissime esperienze ricche di mille cose imparate girando a piedi,tra gente ed i villaggi del Nepal, che mi hanno ispirato a provare a salire qualche cima anche qui. A dire la verita’ non sapevo veramente cosa scalare. A casa  lessi che il Pumori sarebbe stata una cima ideale per chi avesse voluto fare esperienza in un futuro salendo un eventuale 8000mt. Avevo studiato da casa la “Via normale” che mi sembrava la piu sicura e veloce, ma che poi si rivelo’ la piu pericolosa e che fu una delle mie esperienze piu negative e mai vissute. In un incontro con Hans Kammerlander, fortissimo alpinista altoatesino e che di Himalaya se ne intendeva veramente tanto avendo conquistando ben 13 dei 14  8000mt,  gli dissi che avevo intenzione di tentare la cima del Pumori…lui mi guardo’ e disse in tedesco ” I tat auf den Berg net aui gien des isch a Killerberg” che tradotto vorrebbe dire: ” Io non andrei a fare quella montagna e’ una montagna Killer”.Mi spiego i mille motivi e ascoltai con molto interesse,attenzione e rispetto le sue parole. Cio’ che mi spinse a partire era che oramai avevo gia organizzato e pagato per la spedizione, ma gli dissi ” Io vado li a vedere e provo ma se la cosa non e’ sicura vedrai che non rischio nulla e me ne torno a casa”. E cosi ci eravamo salutati quella sera qui a Selva. Conobbi Josef Einwaller a Kathmandu quasi per caso perche’ condividevamo lo stesso permesso per la stessa montagna, cosi anche Lucio Bonali col quale ho fatto la salita al Mt Ararat ad aprile 2012. Tutti per la stessa cima, e tutti con lo stesso permesso. Lucio lo vidi per la prima volta che ritornava dal campo base del Pumori e mi disse che non aveva assolutamente voglia di salire quella cima perche’ si era impressionato per la ripidita’ dei pendi, temeva il traverso tra campo 1 e campo 2 per la neve che c’ era. Io non mi feci impressionare piu di tanto dalle sue parole perche’  fino a quando non ho la montagna davanti, possono raccontarmi di tutto, ma io voglio vedere e capire di persona giungendo sul posto. Arrivammo finalmente al campo base e c’ era davvero tanta neve. Capi al volo che la chance per la cima erano davvero poche o quasi nulle. Passavano le settimane e la neve si assesto’  bene, c’ era sole e bel tempo. Allestimmo il campo 1 a 6100mt salendo anche oltre quella quota, utilizzando alcune corde fisse gia sul posto, per migliorare la fase di acclimatamento. Il nostro Sherpa Jangbu era stato in vetta al Pumori a primavera con la guida trentina Angelo Giovannetti. Con Josef invece, tipo tranquillo e fiducioso, con esperienza di Cho Oyu e Ama Dablam, si parlava ogni giorno delle tattiche di salita,del meteo e mi rassicurava che i nostri climbing Sherpa erano davvero dei tipi in gamba, forti e con una notevole esperienza in quota. Quando noi riposavamo, gli Sherpa si caricavano di tende, viti da ghiaccio, picchetti di alluminio e rotoli di corda coreana in nylon da 200mt e partivano verso l’ alto come dei treni. Io confesso che non avevo idea del materiale che servisse per una cima in Himalaya. Ero abituato alle cime sudamericane dove con due corde da 60mt  2 picozze e 5-6 viti da ghiaccio si partiva e si faceva qualsiasi cosa. Per il Pumori portammo 3 corde leggere da 60mt  10 viti e 1 picozza. Solo a pensarci mi viene ancora da ridere. Quando mi dissero che sarebbero serviti 1000mt di corda fissa e minimo 30 viti da ghiaccio e 20 picchetti …mi misi le mani nei capelli. Mandai una mail a Gustav un mio amico della Valgardena e gli scrissi ” Qui per ora tutto bene, ma dovresti mandarmi 1000mt di corda fissa dal tuo negozio!!!” In Himalaya se vuoi salire una cima devi tenere conto di mille cose, ma l’ esperienza te la fai nel tempo ed imparando di volta in volta e anche qui avevamo imparato di tutto e di piu capendo anche che eravamo davvero dei novellini in questo mondo. Comunque in pochi giorni trovammo tutto il materiale necessario. Una mattina con un tempo stupendo, gli Sherpa partirono di buon’ ora per andare ad allestire il tratto da campo 1 a campo 2 con 500mt di corda fissa, il punto forse piu pericoloso di tutta la salita. Quel giorno arrivo’ a trovarci al campo base la guida trentina Angelo Giovannetti col quale si parlo’ un po delle condizioni della neve e di come le aveva trovate lui quando era salito. Poi mi chiese “Chi e’ il tuo Sherpa???” gli dissi “Jangbu” e lui sorrise dicendomi “Sai che ero in vetta proprio con lui a maggio???? su c’e’ un crepaccio molto largo e ci vorranno 2 scale di alluminio altrimenti non si passa”. Con gli Sherpa avevamo stabilito un contatto radio ogni 3 ore ed il prossimo sarebbe stato alle 11.00. Alle 11.00 in punto ci fu la chiamata. Chiesi ai 4 Sherpa se era tutto ok , chiesi se le condizioni della neve fossero sicure e come stavano loro e che se ci fosse stato un qualsiasi dubbio o pericolo, di non rischiare nulla, che dovevano assolutamente fare dietro front senza pensarci due volte al minimo dubbio. Loro mi dissereo “No problem everything is ok! no problem no problem” boh non so ma a vedere quella parete cosi bianca e carica la cosa non mi piaceva. Fatto sta che chiuso il contatto radio 3 minuti dopo si senti un boato tremendo. Un enorme valanga si era staccata dalla parete sopra gli Sherpa e un’ immensa nuvola bianca aveva coperto tutta la montagna per diversi minuti.Sembrava come un’ enorme esplosione, impossibile raccontare quei momenti cosi drammatici carichi di tensione e paura. Alcuni minuti dopo che la valanga era scesa ci fu un silenzio tombale. Provammo a chiamare gli Sherpa via radio e a guardare con i canocchiali la parete ma di loro non si vide e senti piu’ nulla. Angelo disse “La vedo brutta, secondo me qui sono venuti giu tutti”. A me prese un qualcosa di indescrivibile dentro lo stomaco ma cercavo sempre di chiamare via radio i 4 Sherpa ma purtroppo invano e senza mai risposta.Fu cosi che misi la radio su una sedia presi i mie bastoni uno zaino una giacca, guanti e occhiali e dissi a Ivan e Luciano ” Io vado a vedere se trovo qualcuno o qualcosa, voi andate a vedere in quel posto lassu’ dove eravamo nei giorni scorsi”. Solo noi 3 di tutti i componenti delle varie spedizioni ci eravamo mossi per fare qualcosa in loro soccorso e questo mi aveva fatto imbestialire da matti, provando tristezza dentro di me e tanto odio nei confronti di tutti. Dopo 2 ore arrivai in un posto dove c’ era una enorme valanga. Risalii il pendio come ho imparato a fare nei corsi di soccorso alpino alla ricerca di qualcosa. Guardai ovunque se ci fosse qualche qualcosa. Poi salendo trovai uno zaino poi un secondo zaino. Dentro la mia testa pensai” se ce uno zaino devo trovare per forza qualcuno”. Alzai la testa e 80mt piu in su vidi qualcosa di rosso affiorare dalla neve. Sali velocemente e vidi una mano. Era Phurba lo Sherpa di Josef e fratello di Tenzing che in questo periodo faceva il “portatore” nelle spedizion. Iniziai a scavare a mani nude finche’ liberai tutto il corpo.Sembrava di gomma dopo ben 1500mt di caduta dal punto in cui si trovavano i 4 Sherpa all’ ultimo contatto. Ero molto concentrato sul dafarsi e non avevo tempo per sentimenti e altro.Per me era come fare un qualsiasi soccorso da noi in Dolomiti. L’ imbrago era semi distrutto, trovai una corda la legai all’ imbrago di Phurba, me la misi a tracollo e iniziai a tirarami ditro il corpo senza vita scendendo verso valle per 300 mt. Era un impresa difficile perche’ dovevo risalire e scendere diversi dossi di neve scavati dalla slavina. Tirai come un mulo e con tutte le mie forze giungendo alla murena, dove sistemai il corpo dandogli una posizione naturale che sembrava quasi una persona che riposava. Dopo una preghiera me ne ritornai al campo base riportando la brutta notizia. Li incontrai Tenzing e diedi anche a lui la triste notizia.  Era un ragazzo di 16 anni, volto scuro, capelli neri lucidi,fisicamente piccolo ma molto forte e parlava poco. La spedizione fu naturalmente interrotta per rispetto agli Sherpa morti. Phurba venne recuperato prima a mano da 15 persone, compresi noi 3, e sucessivamente da un elicottero che lo porto’ a Kathmandu dove venne cremato.Gli altri 3 Sherpa rimasero li tra le nevi ed i ghiacci del Pumori.Purtroppo non vennero mai piu recuperati per il grande rischio di altre valanghe. Il contatto con Josef e Tenzin invece e’ sempre rimasto. Phurba Tenzing Sherpa ora ha 24 anni ed e’ gia salito 8 volte la cima dell’ Everest con ossigeno,Lohtse, Ama Dablam e tante altre belle cime nella catena Himalayana.In questi giorni e’ ospite di Josef ad Innsbruck. Per lui il suo primo viaggio in Europa.Con la scusa dissi a Josef  “Chiedigli se vuole venire qui a trovarmi qualche giorno cosi posso fargli vedere anche le mie montagne.” Detto fatto ed e’ venuto molto volentieri. Dopo 6 anni ce ne sono di cose da raccontarsi, peccato solo che la nostra amicizia sia nata da una storia cosi.In questi pochi ma bellissimi giorni passati insieme abbiamo fatto il giro del Sassolungo fermandoci al Rifugio Vicenza e Toni Demetz,siamo andati al Rifugio Puez ed anche a scalare. In tre giorni ho cercato di fargli vedere piu cose possibili, presentandoli tanti amici che erano anche molto contenti di avere incontrato un “climbing Sherpa” come lui.  Guardava ste belle pareti verticali e mi diceva “E tu scali su per di qua?? tu sei matto!!” ed io gli risposi ” beh anche tu sei matto che sei andato per 8 volte sull’Everest!!!”… e ci siamo fatti una bella risata. Tenzing abita a Rolwaling in un villaggio a 4000mt e mentre si camminava gli dicevo: “Fai attenenzione a non soffocarti con l’ aria cosi “grassa””. A lui e’ piaciuto molto stare qui, gli piaceva guardare i fiori, le mucche al pascolo, le mie montagne, le Dolomiti, ha fatto parecchie foto e diceva che molti posti gli ricordavano in parte casa sua. Gli ho spiegato della Marmolada, le Torri del Sella, fatto vedere libri con foto di altre montagne famose come le Tre cime di Lavaredo,Civetta, Pelmo,Catinaccio, Ortles ecc..Una mattina che era brutto tempo e pioveva siamo stati nella palestra di arrampicata a Selva dove ha conosciuto il mio amico e Reinhard Senoner Presidente delle guide locali e ha incontrato qualche altro alpinista del posto. Se Tenzing con 24 anni detiene il record di avere salito ben 8 volte l’ Everest, i suoi fratelli non sono da meno.Passang fratello maggiore detiene il record di salita all’ Everest dal campo base alla cima con ossigeno in 8 ore e 10 min. E nel 2009 eran ben in 4 fratelli ad essere tutti insieme sulla cima piu alta del mondo. Ora in autunno me ne andro’ in Tanzania a salire il Kilimanjaro la cima piu alta d’ Africa,  ma con Tenzing staimo gia pianificando una salita di due cime probabilemte per l’ autunno del 2013 in Nepal.  Dove e quando????…..ve lo diro’ piu avanti.


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