Posted by: christiandenicolo | 30/11/2012

Ricordando la mia piu grande fan ed ammiratirce di scalate….mia nonna

nonna  Un paio di giorni fa e’ venuta a mancare mia nonna che con i suoi 97 anni penso abbia scritto non poca storia durante la sua vita. Io l’ ho sempre considerata la mia piu grande fan ed ammiratrice per quel che riguarda la mia passione per la montagna. Lei era quella che voleva sempre sapere delle mie spedizioni nella maniera piu detagliata, sapere dove andavo, con chi andavo, quanto alta era la montagna, se andavo con gli sci o senza, quanto stavo via e tutta una serie di domande alle quali rispondevo sempre molto volentieri. Era quella che oltre a mille domande voleva che le mandassi sempre una cartolina, voleva essere sempre la prima a vedere le mie foto e guai se le vedeva prima qualcun’ altro, mi chiedeva di portarle sempre un sasso dalla cima o dal posto dove andavo….. e se le portavo anche un regalino era sempre stra felice. Di sassi ne ho portati davvero tanti, quando nel 98 sali per la prima volta il Kilimanjaro in Africa, le portai un cesto oltre ad un sasso e spedito la doverosa cartolina…. In quel cesto non so perche’, non gli ho mai contati, ma di sassi ce ne sono davvero molti. Fino ad oggi ne ho girate un po di montagne e ogni volta  puntualmente cercavo un bel sasso, magari anche dalla forma particolare tra tutti quelli che mi circondavano, da portarle e farle avere un’ altra pietra dal posto in cui ero appena stato. La collezione e’ grande perche’ ci sono sassi provenienti dal Nepal, Sud e Nord America, da varie zone dell’ Africa, da molte cime delle Alpi ed altri paesi europei come Caucaso, altopiano armeno ecc. . L’ ultimo avrebbe dovuto essere dalla Tanzania dove per la seconda volta insieme alla mia ragazza Karin e altri amici ho salito la cima del Kilimanjaro, ma la sfortuna ha voluto che nel viaggio di ritorno ben 4 delle nostre valige andassero perse con tutto il materiale da spedizione fra cui c’ era anche il sasso che avevo raccolto dalla cima del Kilimanjaro appositamente per lei. Purtroppo non sono riuscito a farglielo avere. Sembra quasi uno scherzo del destino. Mi sono promesso pero’ di fare una cosa; una volta che sara’ sistemata la tomba, tutti i sassi che  le ho portato da tutti i miei viaggi, glieli mettero’ proprio li dove riposa ora. Con lei mi piaceva proprio chiacchierare di montagna delle mie scalate piu’ impegnative,delle salite in ghiaccio, delle mie spedizioni e delle discese fatte con gli sci per canali innevati e cime varie. Spesso mi diceva:”Se avessi 60 anni di meno verrei con te” e questa era una cosa che mi faceva sempre sorridere…..io rispondevo:” Eh sarebbe bello perche’ immagino che si sarebbe una bella coppia noi due”. Ricordo quando avevo salito per la prima volta la via “Schubert” al Ciavazes nel gruppo del Sella con una guida del posto, a meta’ via guardai giu’ e scorsi la macchina di mio papa’. C’ era mia mamma,mio papa’ e mia nonna al bordo della strada che col canocchiale a turno seguivano il nostro procedere lungo la via. Tornato a casa nel pomeriggio mio papa’ mi disse che secondo lui eravamo sempre troppo fermi e lenti, mia mamma mi disse che eravamo dei pazzi ad andare su per di li, mentre mia nonna mi disse:” Sei stato davvero bravo a salire su quella montagna cosi difficile, mi sembravi davvero un ragno”. Delle 3 considerazioni la sua era di sicuro quella che mi aveva fatto piu piacere e mi sentivo orgoglioso. Con gli anni facendo piu esperienza e scalando sempre piu vie alpinistiche impegnative mi piaceva raccontarle e se capitava regalarle qualche mia foto. Ogni tanto quando si poteva mi piaceva portarla in macchina verso il Passo Gardena o il Passo Sella facendole vedere le varie cime dove ero salito fino a quel momento. Per i suoi 90 anni avevo organizzato in segreto con lei un volo panoramico in elicottero ma purtroppo non so come la cosa fosse stata scoperta ed i miei genitori me lo avevano proibito. Peccato perche’ secondo me le sarebbe piaciuto vedersi ste belle montagne dal cielo. Facendo io anche l’ elisoccoritore le raccontavo molte volte dei soccorsi fatti e anche dei voli in lungo ed in largo per le Dolomiti. L’ ho sempre vista molto interessata e piena di curiosita’. Mi chiedeva cose del tipo: in quanti voliamo durante un soccorso, degli ospedali dove andiamo col paziente, del dottore ….. ed e’ stato anche per questo motivo che un giorno l’ ho fatta salire in macchian e l’ ho portata a Pontives dove abbiamo la base dell’ AIUT ALPIN DOLOMITES e le ho fatto vedere la centrale e posto da dove decolliamo, presentando dottore, vericellista, meccanico,pilota e soccoritore. Poi chiaramente visita obbligata con spiegazione tecnica dell’ elicottero. Un giorno invece che avevo il mezzo fuoristrada del soccorso alpino a casa mi vede salire e mi dice:”Dove vai??” ed io:”Oggi sono di servizio e vado in posta usando questa macchina”. Lei mi guarda…. ed io le dico cosi scherzando:”Vuoi venire con me?” e lei:”Certo ma vai piano cosi ci vedono”. Quel giorno avevamo fatto anche una bella foto come ricordo di quel giro insieme con quella macchina. Ho moltissimi ricordi di questo tipo ed in particolare di quando ero andato in Nepal qualche anno fa e mi chiese di portarle le bandierine colorate con le preghiere, che poi le avevo messo sul balcone di casa, che sventolavano al vento. Fin quando era riuscita aveva sempre fatto un sacco di lavoretti a mano. Da puppazzetti, animaletti, cuscini, coperte e una marea di borse in stoffa per la spesa e sacchetti. La cosa che ho forse piu usato, sono stati i sacchetti di stoffa colorata. I miei ramponi da ghiaccio sono conservati proprio in uno di questi sacchetti. Ma non solo, anche i chiodi da ghiaccio, le punte di ricambio per le mie picozze e un sacco di altro materiale…. quando le raccontavo tutti i posti che avevano girato tutti i suoi sacchetti, per quanti paesi, rifugi e montagne vedevo che le si illuminavano gli occhi dalla gioia e ne era orgogliosa. Spesso ci si perdeva in racconti di quando lei era giovane di quando da piccolina era salita su un pagliaio senza dire niente a nessuno con la paura di essere scoperta e rimproverata  dove una volta raggiunto il punto piu alto era riuscita a vedere da sopra i tetti delle case verso orizzonti infiniti. Questo era uno dei suoi ricordi di cui mi ha spesso raccontato oltre ad altre piccole storie. Ora purtroppo non ce piu, ma sono contento perche’ al polso sinistro porta con se un braccialetto di stoffa che avevo preso per lei in Peru e a quello destro uno in perline preso in Africa fatto dai Masai.Negli ultimi giorni che era in ospedale mi aveva chiesto una foto come quella che aveva visto dal computer e cosi le avevo fatto avere la foto del campo base del Cho Oyu 8200mt in Tibet. Nel 2010 le avevo regalato anche un bella foto del Mt.Mckinley in Alaska che lei ha voluto subito nel suo corridoio di casa. Mi e’ sembrato bello riccordarla qui nel mio blog visto che qui scrivo di montagne e con lei mi piaceva parlare molto di montagna.


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