Posted by: christiandenicolo | 17/06/2014

“Voglia di riprovarci” Himlung Himal 7126mt NEPAL

cho oyuNel 2010 ho provato a salire il Cho Oyu, cima di 8200mt, pero’  senza raggiungerne la vetta. Mi ero fermato al campo 2 a 7300 mt per troppo vento e le temperature molto fredde che si aggiravano sui – 18° in tenda e  – 30° quella esterna. Continuare la salita senza l’ ausilio di ossigeno e con quella situazione metereologica sarebbe stata molto dura e con alto rischio di congelamenti a mani e piedi. Nell’alpinismo una certa componente di pericolo c’e’ inutile negarlo, ma credo che non ci si debba mai esporre troppo a rischi inutili andando contro natura. So quanto sia difficile rinunciare ad una cima, mi e’ capitato più di una volta di tornare a casa a mani vuote. Sai che il tuo obiettivo e’ li davanti al naso ma per una cosa o per l’ altra come: il tempo che cambia, il pericolo di valanghe, tu che non ti senti al meglio, il freddo,… sei obbligato a fare dietro front e mollare tutto. Ma quando situazioni di questo genere possono mettere a rischio la propria persona  e’ bene non pensare troppo e fare ragionare la testa. La montagna non scappa, quella rimarra’ li per sempre, meglio ritornarci un’ altra volta da vivi che rischiare eccessivamente e non farvi mai più ritorno. Siamo alpinisti con una certa esperienza alle spalle e penso che il non raggiungere la cima non debba essere interpretato come una sconfitta. E’ vero che ti alleni tanto, investi molto tempo e denaro, ma per me ogni cima fatta o almeno provata e’ allo stesso tempo  un’ arrichimento dal punto di vista umano ed alpinistico. In questi ultimi anni non ho più avuto occasione di scalare “grandi cime” come gli 8000 himalayani, ma ho comunque continuato a girare per il mondo salendo montagne un po più basse ma che mi hanno lo stesso dato tantissime soddisfazioni. Ho visitato paesi con persone e religioni diverse dalla nostra  e scoperto nuove montagne molto interessanti come ad esempio il Mt Ararat in Armeniamissione ararat o il Mt Damavand in Iran.Mt Damavand 156 Montagne che ho salito e sceso con gli sci. L’anno scorso per l’ ennesima volta ero nuovamente in Nepal a fare un trekking e guardando le cime dell’ Everest, dell’ Ama Dablam, Nuptse, Islan Peak, Manaslu….ho sentito  dentro di me la voglia di riprovare a salire una cima in Himalaya. Conosco molto bene le fatiche fisiche e mentali che si provano durante queste ascensioni, so benissimo cosa significa dormire in tenda e al freddo per 4-5 settimane ma cio’ nonostante ho ancora voglia di strapazzarmi un po. Nel 2006 avevo provato a salire il Pumori, cima di 7200 mt, nepal 004che si trova nelle vicinanze dell’ Everest… ma purtroppo anche qui con esito negativo per non dire una spedizione finita in maniera molto tragica dove in una valanga persero la vita ben 4 Sherpa. Due di questi fra l’ altro miei amici, Jangbu Sherpa e Phurba Sherpa, con i quali io e altri tre compagni di spedizione avremmo dovuto andare in vetta. La spedizione al Pumori fu un evento che mi segno’ in particolar modo. Basta pensare alla tragedia di quest’ anno all’ Everest dove 16 Sherpa sono morti nel POP CORN field o meglio conosciuto come Ice Fall travolti da una valanga di ghiaccio e neve mentre mettevano in sicurezza con corde fisse e scale crepacci e seracchi per le spedizioni commerciali che li obbligatoriamente devono passare per continauare la salita alla cima più alta del mondo. Nutro un grande e profondo rispetto e tanta ammirazione per il lavoro che svolgono gli Sherpa perché sono persone che danno anima e corpo per pochi dollari e nonostante le grandi fatiche sono sempre generosi, sorridenti e pronti ad aiutarti. Ci volle un anno intero per elaborare e capire cio’ che era accaduto in quella spedizione. Avevo la testa talmente piena di confusione, dubbi e paure che mi sentivo vuoto, insicuro e privo di nuovi obiettivi. Non sapevo più cosa mi sarebbe ancora piaciuto scalare, con chi andare, e dove andare. Al Pumori ho solo capito una cosa, “quanto poco ci voglia a morire”. Spesso leggevo nei libri di alpinismo di tragedie durante le ascensioni sulle montagne più alte del mondo. Scalatori che morivano in tenda di edema polmonare o cerebrale, altri che riportavano importanti congelamenti al punto tale che dovevano essere amputate parti di mani e piedi, morti che giacevano ancora ancorati lungo le corde fisse, alpinisti spariti e mai più ritrovati. Leggevo ma onestamente  erano cose che facevo fatica a capire ed immaginare. Invece quando tu vivi in prima persona una storia del genere inizi a capire ancora meglio un dramma e cio’ che avevi letto. Durante la salita al Cho Oyu ho vissuto in prima persona eventi del genere appena descritti. Sono cose difficili da dimenticare e soprattuto da spiegare a chi non vive questo tipo di “alpinismo”. Ho imparato che non bisogna mai dare nulla per scontato, mai sottovalutare i pericoli e anche se ti trovi in situazioni favorevoli e’ bene cercare di essere sempre concentrati al massimo perché basta un niente, una distrazione e la si puo’ pagare a caro prezzo. L’ alta quota e’ un mondo diverso dall’ alpinismo classico praticato  in Dolomiti o nelle Alpi. Le quaote sono superiori di ben 4 – 5000 mt rispetto alle nostre montagne, pareti talvolta davvero infinite e se da noi 1000mt di dislivello li puoi superare in 3-4 ore li ne impieghi più del doppio. Ogni metro che inizi a salire sopra i 5500 mt richiede sforzi fisici notevoli. Avere un buon gruppo di persone al fianco e’ importantissimo ma alla fine su quella montagna sei solo, sei tu con le tue fatiche i tuoi pensier e nient’ altro….hai i tuoi compagni di spedizione che sono figure fondamentali, perché e’ con loro cerchi di organizzare al meglio la salita, ma alla fine ogni uno vive per se stesso e poco volentieri sprechera’ le sue energie per gli altri. E’ un mondo crudo, fatto di egoismo e se si vuole anche di solitudine ma allo stesso tempo un mondo molto affascinante, una dimensione cosi diversa che mi ha fatto conoscere più volte i miei limiti fisici e mentali. E’ un mondo dove ci vuole sempre tanta fortuna e quella certa “paura positiva” che ti aiuta a sopravvivere. Ho conosciuto alpinisti come l’ amico Walter Nones e Karl Unterkircher, Hans Kammerlander, Ferran Latorre, Natxo Orviz, Simone Moro, Juanito Oiarzabal, Denis Urubko , tutti grandissimi alpinisti che se li ascolti parlare o li leggi hanno tutti provato le stesse cose. E nonostante tutto questo ho sempre ancora la voglia e la motivazione di andare avanti. L’ idea di questa nuova spedizione e’ nata proprio a Kathmandu durante una cena dopo il trekking. Chiacchierando con i miei amici nepalesi discutendo ovviamente di montagna ,siamo arrivati a parlare di un 7000 che loro volevano organizzare come prossima spedizione per l’ autunno del 2014. La cima in discussione era il Himlung Himal, montagna che con i suoi 7126 mt si trova vicino al  gruppo dell’ Annapurna.  L’idea di questa montagna mi e’ piaciuta fin da subito anche perché nel 1998 avevo gia’ fatto un trekking da quelle parti ed e’ cosi e’ che e’ nato questo mio nuovo progetto.himlung foto spedizione
La partenza e’ prevista per il 6 ottobre. Con me ci sara’ l’ amico danese Nikolay Niebuhr e forse in un ultimo momento anche l’ amico di Cividate Camuno Lucio Bonali. Per la logistica mi appoggero’ all’ agenzia Dreamers Destinations di Kathmandu che si occupera’ di tutta l’ organizzazione e del trasporto dei materiali al campo base. Durante la salita saranno con me gli amici Mingma G. Sherpa e Temba Tsheri Sherpa. che hanno al loro attivo salite come Everest, Cho Oyu, Manaslu, Ama Dablam…ecc….e come sempre, la salita averra’ senza l’ ausilio di ossigeno extra.

Si partira’ da Kathmandu in autobus e si arrivera’ a Besi Sahar da dove con un trekking di circa 6 giorni si arrivera’ al campo base . Ci sara’ un campo base avanzato e 3 o 4 campi alti prima dell’ attacco finale alla cima. himlung

Altri dettagli ed aggiornamenti li mettero’ nel mio blog piu’ avanti.

SPONOSR: Vorrei cogliere l’ occasione per ringraziare il consorzio turistico Val Gardena Dolimites ed il Sig. Franz Rabanser della Ditta Rabanser & Co. per il rinnovato sostegno e  l’ agenzia di marketing KOBIS che da quest’ anno e’ un mio nuovo sponsor. Un grazie naturalmente anche alle ditte: Forgiature MAME, FORGE Monchieri, M&M Frogings, Lion Meccanica, La Franciacorta International Circuit e la TB. M.  S.R.L. che da anni sostiene economicamente il progetto EXPO Expedition 2015 ideato dall’ amico Lucio Bonali e grazie anche alla redazione di Più Valli TV di Darfo Boario Terme che da anni segue con interesse le nostre spedizioni aggiornando amici e conoscenti con informazioni delle nostre imprese. Sarebbe bello riuscire a trovare ancora uno o due sponsor interessati a questa mia spedizione inquanto mi piacerebbe aiutare qualche centro di primo aiuto per le popolazioni Sherpa e acquistare un po di materiale scolastico come penne e quaderni per gli scolari di qualche scuola nepalese.    A presto ed un caro saluto a tutti.

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