Posted by: christiandenicolo | 03/05/2013

Summit Mt. Damavand 5671mt Iran

Mt Damavand 147La nostra avventura per il Mt. Damavand e’ iniziata il 24 aprile con partenza dall’ aereoporto di Bergamo. Al check in ci dicono che i nostri visti non sono validi e non vi dico lo schock per la notizia e di come ci siamo sentiti in quel momento ma fortunatamente con due telefonate all’ambasciata iraniana a Milano abbiamo risolto tutto in due minuti. Arrivati a Tehran alle 04.00 di mattina dopo 7 ore di aereo ci siamo recati in hotel per riposare un po. Dopo colazione abbiamo iniziato ad organizzare i materiali necessari per la salita,effetuato gli ultimi pagamenti e acquistato provviste. Il 26 aprile siam partiti verso le 09.00 lasciando la capitale iraniana in direzione del Mt.Damavand. Con due macchine a disposizione abbiamo sistemato tutto l’ occorrente lasciando in hotel solo le cose non ci servivano. Dopo 3 ore di macchina e qualche fermata per fare qualche foto ed ammirare il panorama stupendo delle cime del gruppo montuoso dell’ Elburz,siamo arrivati a Polur. Da li avanti fino a Reineh a 2200mt dove abbiamo fatto cambio macchina con un fuoristrada piu grande e siam saliti per una strada di montagna molto ripida e tortuosa raggiungendo a 3000mt il rifugio di Gosfand Sara,nostro campo base. Il tempo era stupendo ma c’era molto vento in quota e sulla cima del Damavand le nuvole avevano formato un enorme ombrello.Le temperature sulla cima dovevano essere sicuramente molto basse. Nei giorni prima a Tehran guardavamo il meteo e le temperature segnavano spesso un -37°. Dopo avere passato una notte molto tranquilla al campo base,verso le 09.30 siamo partiti iniziando la salita che ci avrebbe portati fino al Rif.Bagah Sevom a 4250mt. Il sentiero e’ ben marcato e viene sfruttato molto nel periodo estivo da tutti coloro che vogliono salire su questa cima a piedi. Per raggiungere dal campo base il secondo rifugio ci vogliono piu o meno 4 ore. Noi forse ne abbiamo impiegate anche 5 perche piu volte ci siamo fermati per riposare un po, bere e mangiare qualcosa e ammirare tutto cio che ci stava attorno. Al nostro seguito c’erano 2 muli che ci hanno aiutato a trasportare molto materiale come sci, scarponi e provviste. Il rifugio a 4250mt esteticamente fa una buona impressione ma una volta dentro confesso che non e’ molto accogliente. E’ gestito da due giovani iraniani che ti accolgono gentilmente offrendoti un bel tee caldo ma aoltre a quello non viene fatto gran che. L’ interno sarebbe anche bello perche ha ampie camerate con parecchi letti a castello e sistemazioni molto spartane che per dormirci una notte non sarebbe un problema, ma e’ gestito in maniera davvero disastrosa nel senso che e’ trascurato, sporco e nessuno fa niente per tenerlo in maniera un po piu decorosa…ed e’ davvero peccato. Il 28 aprile, giorno della cima, ci siamo alzati verso le 05.00 fatto una veloce colazione a base di tee e biscotti, abbiamo controllato per l’ ennesima volta di avere tutto l’ occorrente per la cima preparato termos con del buon tee caldo ben zuccherato. Durante la colazione sono sorte alcune discussioni e polemiche con l’ amico Buhran, un accompagnatore turco che l’ anno passato era con noi anche al Mt.Ararat e che qui al Mt damavand avrebbe dovuto salire con l’ amico Lucio Bonali oltre ad un secondo accompagnatore iraniano che in teoria avrebbe dovuto salire con me,Christian e Salvatore. Buhran ci avvisava che stava per cambiare il tempo, che sarebbe stato molto pericoloso salire la cima per il freddo ed il forte vento in quota. Ci sconsigliava di salire e che sarebbe stato meglio aspettare ancora un giorno. A sto punto esco dal rifugio, mi guardo attorno per capire davvero la situazione meteo e davvero non riuscivo a capire di cosa parlasse. All’ orizzonte nessuna nuvola da brutto tempo…visibilita’ottima e solo la cima del Mt.Damavan era avvolta da qualche fascia di nuvole ma per il resto non c’era davvero nessun problema. Per me c’ era qualcosa sotto e a quel punto mi sono incavolato come poche volte ho fatto in spedizione e gli ho detto: “My friend”…se non ti va di salire perche hai mal di testa e non reggi l’ altezza son cavoli tuoi ma non per questo rinuncio io alla cima. Nell’ aria si era creata un bel po di tensione e tutta sta confusione di dubbi e avvertimenti aveva un po confuso anche le idee dei miei compagni ma alla fine sono riuscito ad impormi su “guide e accompagnatori” e fargli capire chi comanda e credo che di esperienza di montagna ne abbiamo abbastanza da potere valutare certe situazioni e decidere se una cosa si possa fare o meno. Cosi io, e Salvatore abbiamo preso i nostri sci e verso le 06.00 abbiamo iniziato la nostra salita mentre Lucio a piedi veniva accompagnato da una “guida” iraniana. Purtroppo Salvatore non avendo i “rampant” (rampone per gli sci) dopo una mezzora di salita iniziava aa avere i primi problemi perche’ scivolava con le sole pelli e purtroppo ha dovuto desistere col continuare e ci ha dovuto abbandonare aggregandosi a Lucio e anche lui salire a piedi. Il vento si faceva sentire, era molto molto forte e trasportava neve in tutte le direzioni, ma tutto sommato eravamo vestiti veramente molto bene con materiali molto caldi e per quanto riguarda le temperature basse non abbiamo mai avuto grandi problemi.Christian Ferrario in salita non stava molto bene aveva un po di mal di testa dal giorno prima e aveva anche vomitato….io l’ ho aspettato un paio di volte ma quando ho capito che faceva fatica a tenere il passo e che sarebbe salito con piu calma, sono partito in solitaria verso la cima. A 5100mt eravamo d’accordo di trovarci con l’ accompagnatore iraniano,Lucio e Salvatore e da li di procedere tutti insieme a piedi verso la cima ma non vendendo sbucare nessuno lungo la cresta rocciosa che loro avevano scelto di fare perche piu facile rispetto ai pendii innevati di dove salivamo noi con gli sci… ho pensato:”Qui non arriva nessuno meglio continuare per conto mio”. La cosa mi piaceva perche’ ero completamente solo e risalivo una montagna mai fatta prima con nessuno davanti a me. Nella testa tanti pensieri ma bello sentirsi solo e dovere cercarsi la line migliore e piu logica. Arrivato a 5300mt altra piccola pausa, bevuto qualcosa di caldo e vedendo che la neve da li in poi era davvero poca per non dire scarsa ho tolto gli sci e deciso di continaure a piedi. Il Damavand e’ un vulcano attivo e verso la cima il suo sottosuolo e caldo sogliendo cosi gran parte della neve in superficie. Man mano che salivo il tempo si faceva sempre piu bello e mi sono fermato piu volte per ammirare il panorama,riposare un po e scatare qualche foto.Piu salivo e piu mi sentivo bene…Sui 5500mt la fatica si faceva un po sentire ma quando sei a pochi passi dalla meta, vedi che il tempo e’ ottimo e stai bene in quota…..li non mi ferma piu nulla anzi a volte riesco ad emmozionarmi per la cosa che sto facendo al punto tale che riesco a tirare fuori riserve di forze in piu. Nel respirare pero’sentivo un non so che di strano e dopo alcuni minuti ho realizzato che l’ aria aveva un non so che’ di strano, era diversa dal solito. Guradandomi attorno ho notato che gran parte delle roccie erano gialle e pensando a cio che avevo letto e mi avevano detto….ho capito al volo che da li uscivano delle fummarole di zolfo….gas molto pericolosi e nocivi se respirati. Ho cercato di allontanarmi subito il piu veloce possibile da quei posti. Guardando sull’ altimetro ho visto che ormai mancava davvero poco alla cima ero a 5600mt e c’ erano ancora 60-70mt di dislivello da compiere, ma proprio in questo ultimo tratto si presenta davanti a me un soffione enorme di zolfo che fuoriusciva dal sottosuolo ostruendomi cosi il passggio. Da stupido ho provato ad oltrepassare questa colonna di fumo-vapore biancastra, ho provato anche a trattenere il respiro ma in pochi secondi mi sono reso conto che era tossica e pericolosissima. Ho fatto un dietro front di corsa e sono riuscito per fortuna a rifarmi respirando aria “normale”. Di tutta la salita questo e’stato il momento piu difficile. A questo punto ho capito che la sola cosa da fare era di scendere di quota di 60-70 mt e di raggirare la nuvola di gas mossa dal vento. Fatto questo,in men che meno alle 11.20 ero in cima. Protetto da enormi massi di roccia vulcanica sono riuscito a ripararmi dal forte vento e riposarmi un po. Dalla cima lo spettacolo era davvero molto bello.Ho fatto parecchie foto e video ed ero anche molto contento di avere presso la decisione di salire la cima quel giorno senza dare troppo peso alle cose dette al mattino da chi ci accompagnava. Dopo una pausa di venti minuti, ho iniziato la discesa a piedi fino a dove avevo lasciato gli sci….da li poi ho proseguito sciando verso il rigugio dove c’ era Lucio, Salvatore e le altre guide ad aspetarmi. La discesa con gli e’ stata davvero fantastica…quasi 2000mt di discesa, una cosa davvero bellissima. Vorrei ringraziare Lucio Bonali per avermi dato ancora una volta l’ opportunita di partecipare a spedizione in Iran e colgo l’ occasione per salutare anche Salvatore Zangari e Christian Ferrario(che anche lui ha raggiunto la cima)e ringraziare tutti per la bella compagnia.

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Posted by: christiandenicolo | 29/04/2013

Raggiunta la cima del Mt. Damavand 5610mt

Ieri alle 09.20 ora italiana abbiamo raggiunto la cima del Mt.Damavand. Le temperature erano piuttosto fredde con -30 e vento forte sugli 80klm/h…in vetta siamo arrivati in 2, io con l’ amico Christian Ferrario. Rientreremo in Italia fra due giorni e poi mettero qualche foto e aggiungo un po di commento alla salita. Un saluto a tutti da Tehran e a presto.

Posted by: christiandenicolo | 25/04/2013

…saluti da Teheran

Siamo arrivati bene nella capitale Iraniana di Teheran questa notte dopo che all aereoporto di Bergamo Orio al Serio ci avevano fatto notare che i visti per entrare in Iran non erano in regole.Non vi dico la doccia fredda del momentoma poi siamo riusciti a metterci in contatto con l ambasciata iraniana a Milano e li ci hanno confermato e garantito che era tutto apposto….Oggi abbiamo girato un po per la citta e mangiato qualche cosina che ci possa dare energia per i prossimi giorni.Il tempo e’ buono e le condizioni per la cima sembrano molto favorevoli.Domani ci portiamo nei pressi della montagna dove allestiremmo un campo base a 3800mt e un campo alto a 4200mt. Sara da li che poi domenica se tutto va da programma inizieremo la salita verso la cima. Le condizioni della neve sono buone e le previsioni meteo per i prossimi giorni anche. Un saluto a tutti dal nostro team e fra qualche giorno vi riaggiorneremo con altre news.

Posted by: christiandenicolo | 14/04/2013

Ultimi preparativi prima della partenza….

Dopo qualche mese di silenzio, rieccomi qua a scrivere un po di informazioni riguardo la spedizione che fra qualche giorno ci vedra’ partire per il Mt.DAMAVAND di 5610mtDamavand_in_winter , cima piu alta del gruppo montuoso del Elburz situato a nord della capitale Teheran in Iran.La partenza e’ prevista per il 24 aprile e staremmo via 8-9 giorni. I componenti ed amici di questa nuova avventura sono Lucio Bonali, Salvatore Zangari e Christian Ferrario. Lucio lo conosco da altre spedizioni passate mentre Salvatore e Christian gli ho incontrati per la prima volta a Milano per organizzare i visti presso l’ ambasciata iraniana e per definire le ultime cose riguardo la loggistica ed i materiali da portare con noi. Oramai non manca piu molto e sono anche molto contento di partire. Speriamo di trovare bel tempo mentre per quanto riguarda la neve, dalle ultime informazioni sembra che dai 4600mt si possa salire molto bene con gli sci fino in vetta. Guardando molte foto della cima e dei dintorni del Damavand mi sembrano zone molti simili al Mt. Ararat dove ero l’ anno passato. Posti molto isolati e tranquilli. Parlando con un amico che al Damavand c’ era stato qualche anno fa mi ha detto che le popolazioni di queste zone di montagna sono molto tranquille, socievoli, molto interessate alla cultura occidentale e molto spesso sono loro che ti vengono incontro, ti salutano e ti fanno domande di ogni genere per sapere cose del tuo paese. Io di questi luoghi onestamente non conosco nulla a parte le notizie negative che molto spesso vengono date dai telegiornali nazionali, ma credo e spero che anche questa spedizione possa essere una bella e positiva esperienza. Al mio ritorno scrivero qualche recensione riguardo la salita e come si e’ svolta la spedizione mettendo certamente qualche foto.

Posted by: christiandenicolo | 30/12/2012

Mt Damavand 5610 mt IRAN

Damavand-PeakManca pochissimo all’ anno nuovo, e vorrei cogliere l’ occasione per salutare gli amici che seguono il mio blog e farVi tanti auguri di BUON ANNO 2013 a tutti. Per l’ anno che verra’  ho gia’ in cantiere qualche nuovo progetto. Uno di questi e’ la cima del Mt. Damavand 5610mt, vulcano molto imponente e situato non lontano dalla capitale iraniana di Teheran. Pur non essendo piu attivo,permangono ancora dei segni di attivita’ vulcanica: fumarole e soffioni sulfurei che si possono vedere nonostante la neve ne copra parte della sua cima. La via di salita viene affrontata prevalentemente dal versante sud, ma con buone condizioni di neve e’ possibile realizzare salite da piu versanti di questa montagna. A primavera e’ un valido obiettivo scialpinistico che puo offrire stupende discese in un ambiente molto suggestivo. Il Damavand non presenta grosse difficolta’ tecniche al di fuori della parte rivolta a nord che ha qualche crepaccio e seracco a cui bisogna prestare un po piu di attenzione. Di questa montagna non bisogna mai sottovalutare l’ altezza che con i suoi 5610mt e’ sempre la cima piu alta dell’ Iran e della catena montuosa del Elburz. Bisogna prestare molta attenzione al cambiamento improvviso del tempo con venti molto forti in quota, temperature molto basse ed annuvolamenti improvvisi. Dopo la piu che positiva esperienza fatta l’ anno passato in Turchia nell’ altopiano armeno al monte Ararat, continuando con il progetto ” Expo Expedition” messo in piedi dall’ amico Lucio Bonali, per questa primavera ci siamo prefissati di riprovare a salire anche questa montagna con gli sci. La durata di questo viaggio sara di circa 10 giorni. E’ previsto il volo dall’ Italia con destinazione Teheran da dove ci sara’ un trasferimento con mezzi gia organizzati per la” Haraz Road” a Pulor, piccolo paese posto a 2270mt. Il giorno seguente altro trasferimento fino a Gousfand Sara a 3040mt e poi da li si salira’ il giorno dopo con aiuto di portatori locali al bivacco  Bargah-e-Sevurn a 4200mt. Avendo parlato con qualche amico riguardo il dormire in quota mi e’ stato consigliato di evitare i rifugi per motivi igenici e poco accoglienti.Camp3-Summit-Photo Ho pertanto deciso che mi portero’ la mia solita tenda con un buon sacco a pelo e dormire bene via da caos  e posti poco puliti.138 I dislivelli da compiere saranno  fino al bivacco Bargah di 1160mt e da li alla vetta altri 1470mt. La riuscita di questa cima sara’ come sempre condizionata dal meteo del momento, ma speriamo in un aiuto della” dea fortuna”.

nonna  Un paio di giorni fa e’ venuta a mancare mia nonna che con i suoi 97 anni penso abbia scritto non poca storia durante la sua vita. Io l’ ho sempre considerata la mia piu grande fan ed ammiratrice per quel che riguarda la mia passione per la montagna. Lei era quella che voleva sempre sapere delle mie spedizioni nella maniera piu detagliata, sapere dove andavo, con chi andavo, quanto alta era la montagna, se andavo con gli sci o senza, quanto stavo via e tutta una serie di domande alle quali rispondevo sempre molto volentieri. Era quella che oltre a mille domande voleva che le mandassi sempre una cartolina, voleva essere sempre la prima a vedere le mie foto e guai se le vedeva prima qualcun’ altro, mi chiedeva di portarle sempre un sasso dalla cima o dal posto dove andavo….. e se le portavo anche un regalino era sempre stra felice. Di sassi ne ho portati davvero tanti, quando nel 98 sali per la prima volta il Kilimanjaro in Africa, le portai un cesto oltre ad un sasso e spedito la doverosa cartolina…. In quel cesto non so perche’, non gli ho mai contati, ma di sassi ce ne sono davvero molti. Fino ad oggi ne ho girate un po di montagne e ogni volta  puntualmente cercavo un bel sasso, magari anche dalla forma particolare tra tutti quelli che mi circondavano, da portarle e farle avere un’ altra pietra dal posto in cui ero appena stato. La collezione e’ grande perche’ ci sono sassi provenienti dal Nepal, Sud e Nord America, da varie zone dell’ Africa, da molte cime delle Alpi ed altri paesi europei come Caucaso, altopiano armeno ecc. . L’ ultimo avrebbe dovuto essere dalla Tanzania dove per la seconda volta insieme alla mia ragazza Karin e altri amici ho salito la cima del Kilimanjaro, ma la sfortuna ha voluto che nel viaggio di ritorno ben 4 delle nostre valige andassero perse con tutto il materiale da spedizione fra cui c’ era anche il sasso che avevo raccolto dalla cima del Kilimanjaro appositamente per lei. Purtroppo non sono riuscito a farglielo avere. Sembra quasi uno scherzo del destino. Mi sono promesso pero’ di fare una cosa; una volta che sara’ sistemata la tomba, tutti i sassi che  le ho portato da tutti i miei viaggi, glieli mettero’ proprio li dove riposa ora. Con lei mi piaceva proprio chiacchierare di montagna delle mie scalate piu’ impegnative,delle salite in ghiaccio, delle mie spedizioni e delle discese fatte con gli sci per canali innevati e cime varie. Spesso mi diceva:”Se avessi 60 anni di meno verrei con te” e questa era una cosa che mi faceva sempre sorridere…..io rispondevo:” Eh sarebbe bello perche’ immagino che si sarebbe una bella coppia noi due”. Ricordo quando avevo salito per la prima volta la via “Schubert” al Ciavazes nel gruppo del Sella con una guida del posto, a meta’ via guardai giu’ e scorsi la macchina di mio papa’. C’ era mia mamma,mio papa’ e mia nonna al bordo della strada che col canocchiale a turno seguivano il nostro procedere lungo la via. Tornato a casa nel pomeriggio mio papa’ mi disse che secondo lui eravamo sempre troppo fermi e lenti, mia mamma mi disse che eravamo dei pazzi ad andare su per di li, mentre mia nonna mi disse:” Sei stato davvero bravo a salire su quella montagna cosi difficile, mi sembravi davvero un ragno”. Delle 3 considerazioni la sua era di sicuro quella che mi aveva fatto piu piacere e mi sentivo orgoglioso. Con gli anni facendo piu esperienza e scalando sempre piu vie alpinistiche impegnative mi piaceva raccontarle e se capitava regalarle qualche mia foto. Ogni tanto quando si poteva mi piaceva portarla in macchina verso il Passo Gardena o il Passo Sella facendole vedere le varie cime dove ero salito fino a quel momento. Per i suoi 90 anni avevo organizzato in segreto con lei un volo panoramico in elicottero ma purtroppo non so come la cosa fosse stata scoperta ed i miei genitori me lo avevano proibito. Peccato perche’ secondo me le sarebbe piaciuto vedersi ste belle montagne dal cielo. Facendo io anche l’ elisoccoritore le raccontavo molte volte dei soccorsi fatti e anche dei voli in lungo ed in largo per le Dolomiti. L’ ho sempre vista molto interessata e piena di curiosita’. Mi chiedeva cose del tipo: in quanti voliamo durante un soccorso, degli ospedali dove andiamo col paziente, del dottore ….. ed e’ stato anche per questo motivo che un giorno l’ ho fatta salire in macchian e l’ ho portata a Pontives dove abbiamo la base dell’ AIUT ALPIN DOLOMITES e le ho fatto vedere la centrale e posto da dove decolliamo, presentando dottore, vericellista, meccanico,pilota e soccoritore. Poi chiaramente visita obbligata con spiegazione tecnica dell’ elicottero. Un giorno invece che avevo il mezzo fuoristrada del soccorso alpino a casa mi vede salire e mi dice:”Dove vai??” ed io:”Oggi sono di servizio e vado in posta usando questa macchina”. Lei mi guarda…. ed io le dico cosi scherzando:”Vuoi venire con me?” e lei:”Certo ma vai piano cosi ci vedono”. Quel giorno avevamo fatto anche una bella foto come ricordo di quel giro insieme con quella macchina. Ho moltissimi ricordi di questo tipo ed in particolare di quando ero andato in Nepal qualche anno fa e mi chiese di portarle le bandierine colorate con le preghiere, che poi le avevo messo sul balcone di casa, che sventolavano al vento. Fin quando era riuscita aveva sempre fatto un sacco di lavoretti a mano. Da puppazzetti, animaletti, cuscini, coperte e una marea di borse in stoffa per la spesa e sacchetti. La cosa che ho forse piu usato, sono stati i sacchetti di stoffa colorata. I miei ramponi da ghiaccio sono conservati proprio in uno di questi sacchetti. Ma non solo, anche i chiodi da ghiaccio, le punte di ricambio per le mie picozze e un sacco di altro materiale…. quando le raccontavo tutti i posti che avevano girato tutti i suoi sacchetti, per quanti paesi, rifugi e montagne vedevo che le si illuminavano gli occhi dalla gioia e ne era orgogliosa. Spesso ci si perdeva in racconti di quando lei era giovane di quando da piccolina era salita su un pagliaio senza dire niente a nessuno con la paura di essere scoperta e rimproverata  dove una volta raggiunto il punto piu alto era riuscita a vedere da sopra i tetti delle case verso orizzonti infiniti. Questo era uno dei suoi ricordi di cui mi ha spesso raccontato oltre ad altre piccole storie. Ora purtroppo non ce piu, ma sono contento perche’ al polso sinistro porta con se un braccialetto di stoffa che avevo preso per lei in Peru e a quello destro uno in perline preso in Africa fatto dai Masai.Negli ultimi giorni che era in ospedale mi aveva chiesto una foto come quella che aveva visto dal computer e cosi le avevo fatto avere la foto del campo base del Cho Oyu 8200mt in Tibet. Nel 2010 le avevo regalato anche un bella foto del Mt.Mckinley in Alaska che lei ha voluto subito nel suo corridoio di casa. Mi e’ sembrato bello riccordarla qui nel mio blog visto che qui scrivo di montagne e con lei mi piaceva parlare molto di montagna.

Posted by: christiandenicolo | 06/11/2012

Summit Kilimanjaro 22 ottobre 2012

“Pole pole” (piano piano)…solo cosi si raggiunge la cima del Kilimanjaro. Vorrei inanzitutto scusarmi con tutti coloro che hanno provato ad avere qualche notizia cercando di leggere le” news” attraverso il mio blog, ma purtroppo non sono mai riuscito a stabilire un contatto via internet per motivi tecnici locali. Abbiamo raggiunto la cima del Kilimanjaro il 22 ottobre verso le 07.45 di mattina. La temperatura era sui -20°, causa il forte vento in quota e nuvole cariche di umidita’ che nascondevano il sole. Il 18 ottobre dopo avere sbrigato le solite formalita’ di registrazione di permessi, controllo del peso di tutto l’ equipaggiamento, registrazione dei passaporti e nomi di tutti i partecipanti, siamo partiti dal Marangu Gate a 1970 mt incamminandoci verso il Lodges del Mandara a 2700 mt. Di sei persone che eravamo: Io, Karin, Anna(Polonia), Nikolaj (Danimarca), Ulli e Moritz ne seguivano altre 16 tra cuochi, guide e portatori. Una carovana infinita di gente che si muoveva piano piano verso le pendici della montagna piu alta d’ Africa. La salita inizia passando attraverso la foresta tropicale.  Il primo giorno e’ sicuramente uno dei piu impegnativi perche’ devi confrontarti con un clima totalmente diverso rispetto a quello dove abitiamo noi. Salendo verso il Mandara l’ ambiente e’ molto umido ma suggestivo e arricchito da piante e fiori molto particolari ed interessanti. Se si fa silenzio e si presta attenzione e’ anche possibile scorgere un infinita’ di uccelli dalle piume colorate e le scimmie dalla coda bianca.Una volta raggiunte le nostre capanne di legno abbiamo riposato un po, mangiato qualche cosa e nel tardo pomeriggio visto che avevamo un po di tempo a disposizione, siamo saliti verso il Maundi Crater, un vulcano ormai spento e ricoperto di vegetazione da cui si puo vedere uno scorcio della cima del Kilimanjaro. La prima notte passata al Mandara e’ stata positiva.Tutti hanno dormito bene senza risentire di quei tipici sintomi d’ alta quota. Il giorno successivo dopo un’ abbondante colazione ci siamo incamminati verso i rifugi del Horombo a 3720 mt. Ci sono volute 6-7 ore prima di arrivarci. La regola dice: meglio salire piano, bere tanto, prendersi tutto il tempo a disposizione e fare molte pause. Ogni mattina chiedevo a tutti come stavano, e se avessero dormito bene. La risposta piu frequente era: ” Dormito poco e  niente ma senza mal di testa”. Qualcuno se la prendeva con me perche ogni mattina a colazione raccontavo sempre i miei sogni. Cio che forse frega un po in questi casi e’ anche l’ agitazione nel affrontare per la prima volta un’ avventura di questo tipo, i mille pensieri di cosa accadra’ nei prossimi giorni, si sa che andando piu in su i muovimenti sono piu lenti ed anche la respirazione cambia diventando piu pesante. Tutte cose che influiscono sul corpo e nella mente.  Al Horombo era stato previsto un giorno in piu di riposo. Con l’ occasione abbiamo dormito qualche ora in piu, fatto colazione piu tardi e con molta calma siamo andati a visitare il “Zebra rocks” a 4200 mt. Si chiamano cosi perche’ le pareti di questa formazione rocciosa sono ricoperte di strisce bianche e nere simili a quelle delle zebre. Qui ci siamo fermati  per piu di un ora, riposando e ammirando tutto l’ ambiente che ci circondava. Avevamo una bellissima visuale del massiccio del Mawenzi  e si vedeva benissimo il sentiero che attraverso l’ ” Alpine Desert” conduce dal Horombo al Rifugio Kibo. Col canocchiale si vedeva anche molto bene la cresta che collega il Gilmans Point al Uhuru Peak. Prima che arrivasse dal Kenia la solita nebbia del pomeriggio tipica di quei posti che invade tutto l’ altopiano tra Mawenzi e Kilimanjaro, siamo ridiscesi verso il Rifugio Horombo. Il giorno dopo sveglia alle 06.30,solita colazione a base di uova, caffe o tee,pane tostato e marmellata d’ arancia che non piaceva davvero a nessuno,purtroppo era impossibile trovarne d’ altro gusto. Ricordo che un giorno su un’ altro tavolo ancora vuoto accanto al nostro abbiamo visto un vasetto con marmellata di fragole, senza pensarci due volte piu veloci della luce lo abbiamo scambiato col nostro e gustato fino in fondo. Alle 07.30 eravamo gia in cammino per il Rifugio Kibo a 4750 mt. E’ stata una giornata impegnativa e lunga. 10 klm di cammino con qualche breve pausa per un dislivello di altri 1000 mt portati a termine in a 6-7 ore. Giunti al rifugio abbiamo fatto una piccola pausa con tee, biscotti e pop corn dopodiche’ ci siamo infilati nei sacchi a pelo per riposare un po. Alle 18.00 il cuoco ci ha servito una minestra calda e poi nuovamente tutti nei sacchi a pelo. Alle 23.00 era ora della sveglia. La colazione era a base di un po di tee nero e qualche biscotto,anche se non tutti sono riusciti a mangiare piu di tanto… ultimi controlli di materiale come guanti, lampade frontali, scalda mani, thermos di tee e tutto il necessario per affrontare la ripida salita e la lunga notte. Tecnicamente non servono corde , ramponi o picozze. Partendo a mezza notte e sapendo che il primo sole si vede solo alle 06.00 di mattina si sa che la notte sara’ molto lunga e che ci saranno dei momenti anche molto freddi. La cosa che conta di piu oltre ai materiali e’ sicuramente la testa. Bisogna concentrarsi al massimo e non dare nulla per scontato trovare i ritmi giusti nella progressione tra passi e respirazione ed essere consapevoli che ci vorranno minimo 6 ore fino al Gilmans point e da li un’ altra ora e mezza fino alla cima del Uhuru Peak. Bisogna gestire al meglio le forze, dosare ogni muovimento, evitando uno spreco superfluo di energie. La salita non e’ solo una cosa fisica, ma anche forza mentale. La partenza era stata concordata con le nostre guide per le 24.00. Puntuali come un orologio svizzero ci siamo messi in marcia. Dal Kibo al Uhuru ci sono 1200 mt di dislivello da affrontare. Il terreno e’ in parte molto ripido e ricoperto di roccie e ghiaie vulcaniche dove fai un passo avanti e due indietro. Ogni tanto qualche breve sosta per riposare un po e bere qualche sorso di tee caldo ben zuccherato. Il freddo ai piedi e alle mani si fa sentire ma e’ ancora tutto sopportabile. La notte e’ buia, il cielo stellato ed ogni tanto guardando in su si puo’ scorgere qualche stella cadente, riconoscendo perfino delle costellazione. In salita e’ tutta una sfilata di luci bianche fornite dalle lampade frontali.Chi avanti chi dietro, c’ e’ anche qualcuno che ci supera ma a noi non ha creato nessun problema, anzi …noi preferivamo salire con calma e senza stress. Alla partenza per togliere un po la tensione ed i troppi pensieri dalla testa avevo detto in tedesco” So Manderln pock’ ma den Huegel” (trad in Ital) “Dai ragazzi conquistiamoci sto colle.” Partiti tutti molto motivati e secondo uno schema ben preciso, consapevoli che la cima era alla nostra portata, dopo quasi 6 ore di lunga salita avevamo raggiunto il Gilman’s Point a 5681 mt. Speravo che da quel punto si potesse ammirare una bell’ alba ma purtroppo eravamo avvolti in un mare di nuvole. Breve pausa per un’ altro sorso di tee e poi avanti. I nostri due amici, la Ulli e suo figlio Moritz si sono dovuti arrendere al Gilmans Point perche’ erano parecchio provati dalla salita, a corto di energie e ne risentivano della quota. Io,Karin, Anna e Nikolaj abbiamo invece proseguito. C’ era ancora molta nebbia ed il sole non riusciva a passare le nuvole per scaldarci un po. Continuavo a ripetere a loro…” E ora guai mollare, andiamo avanti con calma che manca poco”…. e cosi piano piano ci siamo diretti verso la cresta vulcanica che doveva portarci alla meta finale ….. l’ Uhuru Peak. Mancavano da affrontare gli ultimi 200 mt di dislivello. Calcolavo ancora 1 oretta e venti minuti di cammino lungo il cratere. Il vento era costantemente forte ma ogni tanto il sole bucava le nuvole e si sentiva il beneficio del suo calore su di noi. Qualche piccola pausa ancora, poi alla fine a 50 mt finalmente l’ enorme insegna verde con le scritte gialle che dicevano “Congratulations you are now at Uhuru Peak 5895 mt. cosi, dopo 4 giorni di salita eravamo finalmente giunti in vetta al Kilimanjaro. Ce l’ avevamo fatta!!!! Difficile descrivere la commozione, la felicita’ e l’ adrenalina chc’ era dentro ogni uno di noi.Sono momenti bellissimi e cosi ricchi di emozioni che solo facendo queste cose li si puo capire. In cima siamo rimasti poco. Giusto il tempo di fare qualche foto, di guardarsi in torno e bere qualcosa di caldo, poi ci siamo rimessi in cammino. La discesa dalla cima e’ durata 2 giorni. Dal Uhuru Peak siamo scesi direttamente al Rifugio Horombo e meno male che salendo di notte non abbiamo visto quello che ci aspettava in discesa. Spesso meglio salire al buio cosi ci si concentra su quel po di terreno che illumina la lampada frontale, controlli i passi e non ti resta il tempo di guardarti intorno. Dal Horombo siamo andati direttamente al Marangu Gate. E’ stata una pedalata non da poco considerando che in soli 6 giorni tra salite e discese abbiamo fatto circa 8000 mt di dislivello pero’ ogni fatica , ogni passo fatto ne’ e’ valsa la pena…… Alla fine come spesso accade di ogni avventura rimangono i ricordi piu belli e le cose piu faticose ,i momenti difficili, paure, dubbi,stress…si dimenticano abbastanza velocemente. Vorrei ringraziare i miei compagni di viaggio, Karin,Anna,Ulli, Nikolaj e Moritz con cui ho potuto condividere questa bella avventura e pian piano iniziero’ a pensare a qualche nuovo progetto….

Posted by: christiandenicolo | 14/10/2012

Tutto pronto per la partenza…..

Se prima si contavano i mesi e settimane a partire per il Kilimanjaro, ora e’  solo piu questione di qualche giorno. La partenza e’ prevista per  lunedi 16 ottobre da Monaco. Il gruppo di amici con cui cerchero’ di salire la cima piu alta del continente africano di 5895mt sembra davvero molto entusiasta, anche un po nervosetto, ma tutti contenti di partire. Tramite un’ agenzia locale abbiamo organizzato, permessi, portatori, cuoco e guida. Si dormira’ in lodges gia predisposte lungo il percorso. Inizieremo il trekking al Kilimanjaro  il 18 ottobre. Si partira’ dal Marangu Gate a 1970mt dove ci saranno da sbrigare le solite formalita’ burocratiche: registarzione dei permessi, passaporti ecc….dopodiche’ con un ufficiale responsabile i portatori dovranno pesare tutti i nostri bagagli.Una volta superato anche questo controllo si partira’ tutti insieme  per la prima tappa che ci portera’ passando per una stupenda foresta tropicale a Mandara 2700mt. Dal Mandare si salira’ percorrenzo le” zone paludosi” al Horombo a 3720mt  dove e’ previsto un giorno intero di riposo per favorire al meglio la fase di acclimatamento. Tra salita e discesa avremmo a disposizione 6 giorni. Dai lodges del Horombo si passera’ la zona del “deserto alpino” per arrivare al Rifugio Kibo a 4703mt. Qui non essendoci piu acqua i portatori saranno costretti ad percorrere questo tratto per ben due volte…la prima portando acqua, la seconda con i nostri materiali. La sveglia per la cima e’ prevista la sera verso le 23.00, una colazione veloce e la partenza e’ fissata per le 24.00. La salita sara’ lenta ma dara’ cosi il tempo a tutti i partecipanti di affrontarla con calma essendo la piu ripida, impegnativa  e anche “fredda”. Se tutto andra come previsto, verso le 06.00 di mattina si potra’ ammirare una stupenda alba dal Gillmanspoint a 5685mt. Da qui in altre 2 ore di cammino si puntera’ al Uhuru Peak che con i suoi 5895mt il punto piu alto del continente d’ Africa. Le tappe iniziali saranno per i primi 3 giorni di 4-5 ore di cammino mentre quella dal Rif. Kibo alla cima e ritorno ai lodges del Hormobo prevede una tempo di 10-12 ore. Speriamo che il tempo sia della nostra parte, che non sia troppo freddo e di riuscire tutti quanti a raggiungere la cima.La cima e’ prevista per il giorno 22 di ottobre. Altre notizie ve le inviero direttamente dalla Tanzania nei prossimi giorni.

Posted by: christiandenicolo | 01/10/2012

Ultime news dalla Bolivia

Dopo avere ricevuto una mail dall’ amico Mauro Martinelli da La Paz in Bolivia riguardo la cima del Sajama raggiunta qualche giorno fa, vi do volentieri le ultime informazioni riguardo come si e’ svolta la salita durante il tempo della spedizione.I componenti della spedizione dopo avere passato qualche giorno al campo base posto a 4700 mt ed aver salito una cima nei dintorni per migliorare la fase di acclimatamento, si sono messi in marcia per il campo alto posto a 5700 mt di quota.Le condizioni meteo riferisce  Mauro erano ottimali sia per la visibilita’, per il vento e anche per la neve. Il percorso che collega il campo base col campo alto e’ un percorso che non presenta particolari difficolta’ all’ infuori che e’ molto ripido e franoso. Al campo alto la sveglia e’ stata fatta verso mezza notte. Colazione veloce, il tempo di preparare tutto il material come: imbraghi, ramponi, lampade frontali, picozze, corde e thermos di tee caldo…. alle 02.00 il gruppo formato da 2 guide locali, Roland, Lucio, Florian e Mauro si e’ messo in cammino lungo il pendio chiamato  il “MATADOR” perche’ essendo ripido, ricoperto di sabbia e rocce richiede una certa energia fisica inquanto si fa un passo avanti e due indietro.  La notte per fortuna non era freddissima ma cerano sempre temperature che si aggiravano sui -20°…arrivati ad un primo tratto ghiacciato il gruppo di alpinisti ha calzato ramponi e per sicurezza si sono legati tutti in corda  perche’ cerano tratti ripidi e passaggi esposti. Il percorso era molto logico fino a quando non sono arrivati ai “Penitentes” dove le due guide locali con grande sapere hanno “fiutato”  la traccia migliore in quel labirinto di ghiaccio che da li portava al tratto finale verso la cima. L’ ultima parte verso la “cumbre” presentava meno ghiaccio, era ben innevata, piu sicura e la progressione molto piu sicura e facile. A 6200 mt Florian ha iniziato a risentire dei classici sintomi d’ alta quota con mal di testa e nausea. Vista la discesa impegnativa e le sue condizione fisiche Florian ha deciso di non proseguire per non rischiare di stare peggio e di scendere insieme ad una delle due guide. Poco dopo mentre Lucio,Mauro,Roland e la guida rimasta proseguivano verso la cima, anche Lucio ha iniziato a sentirsi molto stanco ed affaticato. A questo punto per la cima erano rimasti Roland, Mauro e la guida boliviana che hanno raggiunto verso le 08.00 di mattina. Mauro mi ha descritto che essere li a quell’ altezza con un tempo e panorama stupendo insieme all’ amico Roland e’ stata un’ emozione davvero straordinaria ed indimenticabile. Dopo qualche foto ed una piccola pausa hanno riniziato la discesa. Durante il ritorno hanno incontrato Lucio che sembrava si fosse ripreso abbastanza bene dalle fatiche. E cosi che la guida boliviana  ha lasciato scendere Roland e Mauro verso il campo alto e ha portato anche Lucio in vetta che ha raggiunto verso le 11.00. Peccato per Florian ma credo che sia sempre molto importante ascoltare il proprio corpo e sapere quando e’ il momento di tornarsene indietro. La montagna e’ li, non scappa e ritornarci si puo sempre. Sono spesso scelte difficili da prendere ma sono scelte che spesso ti salvano la vita. Il rientro di Lucio e compagni e’ previsto per il 3 di ottobre.  Con queste ultime righe basate sulle informazioni ricevute da Mauro qualche giorno fa concluderei facendo ancora una volta i complimenti a tutti i protagonisti del gruppo e per la Expo Expedition e’ stato sicuramente un’ altra bella avventura, una nuova storia da poter raccontare ed un nuovo successo che si aggiunge a quelli portati a termine fino ad ora. Le prossime news di EXPO Expedition saranno quelle riguardanti la salita al Kilimanjaro dove il gruppo di Christian partira’ fra 2 settiamne. EXPO Expedition comunque non si fermera’ col Kilimanjaro ma ha ancora tanti altri bei progetti interessanti per altre nuove cime nel mondo.

Posted by: christiandenicolo | 27/09/2012

Raggiunta la cima del SAJAMA

Ieri 26 settembre alle ore 10.00 il gruppo della EXPO Expedition formato da Lucio Bonali, Roland Pedevilla, Florian Handelbauer e Mauro Martinelli hanno raggiunto la cima del Nevado Sajama di 6542 mt, cima piu alta della Bolivia. Ora sono gia sulla via di ritorno per La Paz dove passeranno qualche giorno a fare festa con conoscenti e amici di Lucio, italiani e residenti nella capitale. A tutti quanti posso solo dire “complimenti e congratulazioni “. Un po di materiale fotografico lo mettero’ al loro ritorno in Italia.

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